Non dovrebbe, ma può succedere.
Che un professore si innamori di una sua allieva, può essere più o meno deplorevole però solo in considerazione dell’età della studentessa.
Ma gli uomini e le donne – si sa – sono carne e spirito, e qualche volta può accadere che si infrangano anche le barriere più elementari dell’etica e del buon senso.
Capita.
E’ successo a Mai Trung Thu (1906-1980), uno degli artisti vietnamiti più talentuosi e celebrati del Novecento.
Non sappiamo quanto questa controversa relazione abbia influito sulla sua scelta di trasferirsi per sempre a Parigi, ma di certo essa ha avuto un impatto decisivo nella sua vita.
La ragazza di cui si invaghì Mai Trung Thu è quella che egli stesso immortalò in uno dei suoi dipinti più emblematici, intitolato La giovane signora di Hue.
Sarà una semplice coincidenza, ma esso fu realizzato nel 1937, lo stesso anno in cui l’artista si trasferì in Europa.
Partendo, portò con sé proprio quel dipinto.
Per non lasciare tracce di quel suo amore, forse.
O per avere sempre con sé un’immagine che fosse emblema di quel sentimento che probabilmente non poteva avere un futuro.
Mai Thu aveva conosciuto La giovane signora di Hue qualche tempo prima che la effigiasse.

Era una studentessa del Liceo Khai Dinh di Hue presso il quale egli stesso insegnava disegno da ormai sei anni.
Aveva ottenuto quell’incarico nel 1931, giovanissimo, appena un anno dopo aver conseguito il diploma presso l’École des Beaux-Arts de l’Indochine di Hanoi, l’istituzione fondata dal francese Victor Tardieu (1870-1937), convinto sostenitore di un rinnovamento delle arti vietnamite.

Mai Thu faceva parte della prima classe, poiché allora i corsi avevano durata quinquennale e la scuola era stata fondata nel 1925.

Mai Trung Thu (1906-1980), La giovane signora di Hue, 1937.

Fu in quegli anni che l’artista si confrontò con una pluralità di tecniche. Non solo quelle tradizionali, come l’uso della lacca e della seta, ma anche quelle europee, come la pittura a olio su tela.
Mai Thu avrebbe preferito per l’intera sua carriera la seta.
Tuttavia, proprio per il ritratto con La giovane signora di Hue, l’artista vietnamita si decise per l’uso dell’olio su tela.
Il risultato è nell’effetto complessivo decisamente diverso dalla stragrande maggioranza delle opere di Mai Thu, soprattutto nella sperimentazione di sfumato e chiaroscuro, artifici di tradizione europea che compaiono marginalmente nei suoi dipinti, per i quali predilesse l’uso di campiture cromatiche piatte, o per lo meno l’inserimento dei colori in celle dai profili chiaramente definiti dalla linea calligrafica.
Non conosciamo i motivi per cui Mai Thu abbia scelto proprio per questo dipinto la tecnica dell’olio su tela.

Forse, convinto che non sarebbe più tornato in Vietnam, in parte per la consapevolezza che quell’amore fosse impossibile, si rese conto che quella ragazza non era una figura ideale, come tutte le altre donne dei suoi dipinti, bensì una persona reale.

Lo stile europeo, l’uso dell’olio, gli consentivano di mettere meglio a fuoco i dettagli fisiognomici e, soprattutto, emotivi, di quel ritratto.
Forse furono questi i motivi di questa scelta. O forse altri.
Quel che è certo è che l’opera fu presentata in quello stesso 1937 all’Esposizione Internazionale di arti Decorative che si teneva quell’anno a Parigi.

Ufficialmente, Mai Thu era partito per assistere di persona a quell’evento al quale partecipava, non c’erano altri motivi che riguardavano la sua vita personale…
Nel 1959 l’opera fu acquistata dalla cognata dell’artista per suo figlio che aveva ottenuto un’importante carica diplomatica.
Separarsi da quel dipinto non fu forse facile per Mai Thu, che probabilmente volle con quella cessione iniziare a recidere un legame ormai privo di senso.

D’altronde, nel 1954 aveva sposato la pittrice Jeanne Sineray che nel 1956 gli aveva dato una figlia.
Tuttavia, certi amori sono impossibili da dimenticare.

E allora non stupisce che nel 1962, in viaggio verso il Giappone, venticinque anni dopo quel fatidico 1937, Mai Thu si fermasse in patria per cercare proprio La giovane signora di Hue.

La trovò a Saigon dove si era trasferita.

Non era più quella fanciulla che tiene in grembo fiori di loto, simbolo della freschezza di un amore appena sbocciato e mai consumato.
Era una donna matura, ormai, una madre.
Allora, solo allora, la magia di quel sentimento s’infranse contro la realtà della vita.
Un amore finito, per sempre.
Ne restava solo un’immagine.

Quel quadro che il giovane uomo aveva dipinto.

Un ritratto che crudele ti sputa addosso inesorabile il trascorrere del tempo.

Lui imperituro.

L’artista, tu, noi, no.

Destinati a subire l’onta di doriangreyana memoria dell’impermanenza.