Tutti gli oggetti antichi hanno in sé una storia, dal più insignificante al più importante.
Tuttavia, ci sono manufatti che senza dubbio raccontano una storia più esaltante, entrando così a far parte di quella élite di pezzi che si possono definire capolavori.
Ovviamente, per essere tale un capolavoro deve non solo raccontare una storia, ma deve anche distinguersi per alcune sue qualità specifiche.
L’abilità con cui l’artista si è destreggiato con una particolare tecnica.
L’ispirazione che ha guidato la definizione di una forma e di un disegno.
L’attenzione anche ai più minimi dettagli.
La volontà di creare un manufatto non comune, e quindi raro, se non unico.
Se a queste caratteristiche, si aggiunge anche una storia prestigiosa, allora quell’oggetto può a diritto rientrare nel circolo ristretto dei cosiddetti ‘masterpieces’.
La strepitosa giara con coperchio in metallo smaltato a cloisonné conservata nel British Museum di Londra è indubitabilmente un esempio di capolavoro.
Sull’intera superficie esterna del suo voluttuoso corpo e del coperchio (è alta ben 62 cm.) si dipana una sinuosa decorazione di potentissimi draghi in volo tra nuvole e dardi all’inseguimento della Perla, simbolo del Vuoto cosmico. Solo una banda di foglie stilizzate nei pressi della base e il pomello sferico a emulare un bocciolo di loto, interrompono le scene con l’animale mitologico.
I sottili filamenti di rame che formano le celle guida per il disegno sono riempite di pasta vitrea dai colori vivaci ed eleganti (blu, rosso, giallo, verde, bianco e melanzana), secondo una tecnica messa a punto in Europa secoli addietro, recepita in Cina probabilmente all’inizio del XV secolo anche se alcuni studiosi tendono a individuare l’inizio di questa produzione già nel Trecento, sebbene non vi siano evidenze documentarie certe.
Se dunque accettiamo l’ipotesi dell’esordio della produzione di manufatti lavorati a cloisonné in Cina all’inizio del XV secolo, vuol dire che gli artisti e gli artigiani furono in grado nel volgere di pochissimo tempo di produrre oggetti di inusitata qualità.
La giara del museo londinese – appartenuta al collezionista inglese Jimmy Riesco (1877-1964), tra i più arguti conoscitori di arte cinese del Novecento – è stata infatti realizzata durante il regno dell’imperatore Xuande (1426-1435), e infatti sul collo è riportata la marca che si rifesce a questo sovrano illuminato, accompagnata dall’iscrizione 御用監造 (Yu yong jian zao), traducibile letteralmente come “Realizzata sotto gli auspici dello Yuyongjian”.
Quest’ultima specifica conferma che questo manufatto sia stato concepito e creato nell’ambito della corte a Pechino, e dunque esplicitamente destinato all’imperatore e al suo entourage.
Sebbene si distingua chiaramente per una sfavillante policromia, nella forma, nelle dimensioni e nel decoro questa giara a smalti cloisonné si ispira chiaramente alle coeve porcellane prodotte nelle fornaci di Jingdezhen per lo stesso imperatore, tra cui quella conservata attualmente presso il Metropolitan Museum di New York, anch’essa in origine dotata di coperchio a calotta ribassata.
A conferma dell’assoluta rarità di questo manufatto con decoro a smalti cloisonné, se ne conosce attualmente solo un altro – altrettanto meraviglioso – esemplare conservato presso il Museo Rietberg di Zurigo, il campione della straordinaria collezione di cloisonné cinesi formata nel secolo scorso da Pierre Uldry.
Il museo svizzero non è proprietario della raccolta Uldry, ma ne ha solo la custodia temporanea.
Posso solo immaginare quale cifra stratosferica possa raggiungere questo oggetto se immesso nel mercato, considerando che ha tutte le caratteristiche per essere considerato un Capolavoro.
La 'Giara Riesco', il capolavoro del cloisonné cinese