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L’essenziale dell’essenza della Corea

L’essenziale dell’essenza della Corea

Il Metropolitan Museum di New York, il fantasmagorico MET, ha in questi mesi un ricco calendario di esposizioni temporanee, com’è sua abitudine, d’altronde, e per tutto l’anno.

Mostre grazie alle quali, da una parte si esaltano le straordinarie raccolte permanenti del museo, attraverso nuove prospettive di lettura e studi sempre più circostanziati, d’altra parte si offre al pubblico l’occasione di ammirare capolavori provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

In questa torrida estate del 2019, una delle mostre sicuramente più interessanti del MET è quella incentrata sulle arti della Corea, in programma dal 7 giugno 2018 al 22 settembre 2019.

Vaso di tipo maebyeong con invetriatura céladon, seconda metà del XII secolo

Intitolata Essential Korea, l’esposizione presenta una selezione di opere del museo ‘nuovayorchese’, come direbbe la mia nonnina, alle quali si affianca un nucleo di oggetti in custodia presso il National Museum di Seoul.

L’ambizione della mostra è quella di raccontare la storia millenaria di una cultura sofisticata attraverso una serie di capolavori d’arte databili dal I millennio a.C. alla contemporaneità. Bronzi, monili in oro, sculture devozionali buddhiste, dipinti di ambito sia laico sia religioso, tessuti, contenitori rivestiti di lacca e ornati di scaglie di madreperla iridescente e, soprattutto, esemplari di quello che è a mio avviso l’ambito artistico nel quale migliori risultati i coreani hanno raggiunto: la ceramica.

La porzione d’Asia più lontana dall’Europa, è risaputo, è un immenso territorio nel quale si sono prodotte alcune delle più straordinarie civiltà ceramiche del pianeta. Dal Vietnam alla Thailandia, dal Giappone alla Cambogia, per non parlare della Cina che vanta una tradizione di cultura di ‘terra e fuoco’ che non ha eguali. La Cina della ceramica invetriata di epoca Tang, per esempio, delle fornaci archetipe del periodo Song e, infine, della porcellana, l’oro bianco che ha avuto la forza di creare secolari relazioni commerciali e culturali tra tutti i paesi in ogni luogo del globo terrestre.

Con un vicino così ‘altolocato’, non è stato facile per la Corea trovare un proprio percorso lungo la via tortuosa e stimolante della ceramica. Eppure, nel corso dei secoli, gli artisti e gli artigiani coreani – pur non rinnegando il contatto con i maestri cinesi – sono riusciti a elaborare un bagaglio tecnico e un repertorio estetico che è immediatamente riconoscibile per la sua magnifica ‘coreaneità’.

Ciotola in ceramica, XVI secolo

Uno dei momenti più alti nella storia della ceramica coreana è sicuramente il periodo Goryeo (918-1392), durante il quale si sperimentò l’utilizzo di una vetrina céladon a imitazione di quella prodotta in Cina. Il risultato fu la produzione di un vasellame di eccezionale qualità formale, caratterizzato da un’invetriatura di superba intensità cromatica, alla quale si aggiungono in certi esemplari decori a intarsio di ingobbio bianco e nero. Gli stessi cinesi ne rimasero affascinati, come riferì tra gli altri l’inviato Xu Jing nel 1123 nel suo Xuanhe fengshi Gaoling tujin (“Descrizione illustrata dell’ambasceria in Corea durante il periodo Xuanhe”), che non esitò a paragonarli alla celebrata ceramica Ru e affermando che essi hanno “la radiosità della giada e la purezza cristallina dell’acqua”.

‘Moon Jar’, seconda metà del XVIII secolo

Nei secoli successivi, durante la dinastia Joseon (1392-1910), i ceramisti coreani si cimentarono anche con la produzione di vasellame in porcellana. Particolarmente apprezzati a corte erano i pezzi rivestiti di una semplice ed eterea invetriatura trasparente sul corpo bianchissimo. Questi manufatti non erano disponibili per il resto della popolazione, che si doveva perciò accontentare di un altro genere di ceramica, ritenuto più grezzo nell’impasto e meno raffinato nelle stesure invetriate. Tuttavia, fu proprio tale produzione a rivoluzionare la storia della ceramica non solo coreana ma anche giapponese, allorché fu scoperta dai nipponici sul finire del XVI secolo, durante i tentativi di invasione della penisola da parte delle truppe agli ordini di Toyotomi Hideyoshi. Manufatti come la ciotola selezionata per la mostra al Metropolitan Museum e qui illustrata, con la sua forma imperfetta e la combinazione di invetriatura bianca e rivestimento grigio, fornirono ispirazione per i ceramisti giapponesi che si dedicavano a realizzare oggetti destinati all’uso durante la Cerimonia del Té, uno dei traguardi culturali ed estetici del periodo Momoyama (1573-1603). Ciotole come questa incarnavano perfettamente quegli ideali di rustica bellezza, di asimmetrica eleganza e di sofisticata essenzialità che animavano le concezioni, ad esempio, di Sen no Rikyū, il più celebrato Maestro del Té che la storia ricordi.

Tra le creazioni che meglio esemplificano l’estetica coreana nell’ambito della ceramica, vanno senz’altro ricordati quei contenitori noti con la definizione di ‘Moon Jar’, le ‘giare a luna’, cosiddette poiché nei migliori esemplari le misure dell’altezza e del diametro corrispondono perfettamente, dando l’impressione di una luna piena. Una forma semplice, dunque, ma molto evocativa, il cui principale fascino è l’associazione di armonia delle proporzioni e pacatezza del rivestimento vetroso, in un connubio insuperato di eleganza e colta interpretazione formale.

Vaso in porcellana con decoro di drago, seconda metà del XVIII secolo

Se nella ceramica cinese non si trovano manufatti che possano paragonarsi alle ‘Moon Jar’, le porcellane coreane decorate a smalto blu tradiscono sicuramente l’influenza del vasellame del vicino Impero. La giara esposta a New York, databile alla seconda metà del XVIII secolo, mostra sul corpo un potente dragone in volo tra le nuvole, un’iconografia senza dubbio mutuata dalla Cina dove il drago è il più riverito animale delle mitologia, capace di scatenare le piogge necessarie all’agricoltura e simbolo dell’imperatore. Il drago coreano così come raffigurato in questa giara è parimenti potente ma nella sua espressione percepiamo una forte dose caricaturale non sempre presente nell’iconografia cinese riguardante questa creatura.

La mostra Essential Korea proposta dal Metropolitan Museum permette dunque di ripercorrere tutta l’evoluzione dell’arte coreana attraverso un cospicuo nucleo di oggetti di grandissima qualità, iconici di quella cultura come possono esserlo le sue straordinarie ceramiche.

Francesco Morena

Francesco Morena

Francesco Morena è specialista riconosciuto internazionalmente di arte estremo-orientale. Ha all’attivo collaborazioni con i più prestigiosi musei di arte asiatica del mondo, alcuni dei quali frequentati grazie all’assegnazione di specifiche borse di studio, e ha collaborato come esperto con alcune case d’aste, redigendo cataloghi per vendite che hanno ottenuto importanti risultati economici. 

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