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Ai margini di un’esistenza: Bada Shanren

Bada Shanren (1626-1705) è nato e vissuto in un momento molto particolare della storia del suo paese, la Cina. Nel 1644, infatti, quando egli aveva solo diciotto anni, il paese fu sconvolto dall’insediamento al potere di una nuova dinastia di sovrani. Non si trattò di un pacifico avvicendamento, ma della conquista da parte di stranieri, i mancesi Qing (1644-1911), di un impero che era stato governato per quasi tre secoli dai grandi Ming (1368-1644).

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Bada Shanren, Fiori di loto e anatre, 1696. Inchiostro su carta, cm. 205,4 x 73. Washington, Freer Gallery.

Bada Shanren (il cui vero nome era Zhu Da) subì in prima persona quegli eventi rivoluzionari. Egli era infatti nato in una famiglia che aveva strettissimi legami con la famiglia imperiale. Quando i Qing occuparono Nanchang, la città nella provincia dello Jiangxi in cui era nato, molti dei suoi parenti furono uccisi. Egli riuscì a salvarsi solo perché si era fatto monaco, unica via per sfuggire al massacro. Avrebbe perciò trascorso i successivi trent’anni della sua vita in un monastero ubicato fuori dalla città, nel quale si praticavano le dottrine del Buddhismo Chan, lo Zen giapponese.
La scelta di prendere gli ordini religiosi gli permise però di dedicarsi a tempo pieno a quella che era la sua vera vocazione, ovvero l’arte. Come gran parte degli artisti cinesi del passato, egli non fu solo pittore, ma si cimentò con eguale impegno con la calligrafia e la poesia.
Fu un talento precocissimo. Fin da bambino aveva praticato con risultati notevoli la Via del pennello, stimolato da un ambiente familiare nel quale in molti si dedicavano all’arte. Studiò le opere degli artisti della tradizione, dei calligrafi Ouyang Xun (557-641) e Huang Tingjian (1045-1105) e dei pittori Muxi (XIII secolo), Ni Zan (1306-1374, Shen Zhou (1427-1509) e Xu Wei (1521-1593), ma non disdegnò il confronto anche con i contemporanei, in particolare con Dong Qichang (1555-1636), la cui pittura ebbe un profondo impatto sul suo modo di dipingere.
Tuttavia, nonostante lo studio dei ‘classici’, Bada Shanren riuscì a sviluppare uno stile che si può dire inconfondibile, tanto che egli è considerato dalla critica moderna un eccentrico, uno di quei rari personaggi che non è facile inserire nei movimenti artistici di un certo periodo storico. Una pittura, la sua, in cui si riflette uno stile di vita che in molti suoi contemporanei ritennero perlomeno originale, se non in certi casi vicino alla follia. Si racconta, ad esempio, che mentre dipingeva urlasse, ringhiasse e facesse altri suoni animaleschi. Un atteggiamento libero e anticonvenzionale che si acuì nella parte finale della sua vita, dopo che ebbe lasciato il monastero per ‘rientrare nella società’. Si sposò pure ma il matrimonio ebbe vita breve. Troppo pervasiva era la sua simbiosi con l’arte perché potesse condividere con qualcuno quei momenti della giornata in cui si destreggiava col pennello. Troppo grande il dolore per quella situazione politica in cui si era ritrovato il suo paese e la sua famiglia. Secondo i resoconti del tempo egli dovette convivere da vecchio con frequenti crisi nervose che si attenuarono solo negli ultimi anni quando decise nuovamente di rifugiarsi in una sorta di solitudine, questa volta laica e non religiosa, durante la quale poté dedicarsi esclusivamente alla sua arte, divenendo un pittore professionista.

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Bada Shanren, Viaggiatori su asini. Inchiostro su carta, cm. 20,5 x 18,3. Varsavia, Museo Nazionale.

La pittura di Bada Shanren riflette in pieno il suo stile di vita. Le sue composizioni più notevoli escono fuori da ogni schema preordinato, esprimendo una concezione artistica libera da ogni qualsivoglia costrizione formale. Pur dedicandosi – come gran parte dei pittori e calligrafi cinesi – alla reinterpretazione dei modelli classici, Bada Shanren ha creato opere in cui si percepisce immediatamente la sua profonda riflessione filosofica, combinazione bizzarra di Confucianesimo, Buddhismo Zen e Taoismo. I suoi versi, scritti spesso come accompagnamento alle immagini, non sono mai banali e, anzi, a volte, possono risultare di ostica interpretazione, assemblaggio di metafore oscure, citazioni dai classici della letteratura cinese e un diffuso umorismo. Tuttavia, essi rientrano perfettamente in quel tipo di poesia connessa col Buddhismo Zen, che è molto spesso surreale, al limite dell’evanescenza.
Così come lo stile della sua pittura, in cui le pennellate procedono come macchie, non di rado prive di qualsiasi contorno, in un amalgama di infinite gradazioni di inchiostro, dal grigio così tenue che sembra virare verso il celeste, al nero più deciso, oltre il quale può solo posarsi il neutro della carta.
Le invenzioni di Bada Shanren sono un miracolo di sintesi, pervase da un’astrazione formale e concettuale che si ritrova più frequentemente solo nell’arte internazionale del Novecento. Le sue linee morbide eppure decise solcano la superficie come fossero elementi di una geometria dell’anima, non lontani negli aspetti visivi e concettuali dalle costruzioni di Mondrian. Le sue campiture modulano i volumi come certe architetture di Alvar Aalto, nelle quali tutti gli elementi – dalla forma ai materiali, dalla compenetrazione tra interno ed esterno alla ricerca della funzionalità nell’asimmetria – si fondono in un insieme di suprema organicità.
Nelle sue opere, soprattutto, il gesto della pennellata si misura costantemente con la poesia, in un riuscito equilibrio che suscita un susseguirsi di emozioni di grande intensità. Ogni tratto, ogni cromazione, ogni vuoto (mai casuale), è il frutto di una mediazione, mai meccanica, tra l’esigenza di esprimersi e la volontà repressa di far parte di un tessuto sociale. Bada Shanren ha scelto di vivere ai margini, sulla cresta di una montagna, in un continuo oscillare tra essere e non-essere. Una condizione nella quale la follia è forse l’unico modo per sopravvivere. Sopravvivere ai barbari conquistatori mancesi, così come a coloro i quali non avrebbero potuto comprendere la forza del suo spirito, la magia della sua arte.
Nel 2015 la Freer Gallery di Washington ha celebrato la grandezza dell’arte di questo maestro dell’arte cinese con una mostra solo a lui dedicata e intitolata Enigmas: The Art of Bada Shanren (1626-1705), nella quale sono stati esposti numerosi dipinti in diversi formati conservati in quel museo statunitense.BadaShanren1

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