Yayoi Kusama, l’artista che vuole vivere per sempre

Pubblicato il 12 luglio 2010 da Francesco Morena

La lettura di “Lo zen e il manga” di Fabriano Fabbri ha stimolato la mia curiosità su un argomento, l’arte contemporanea giapponese, che finora avevo affrontato solo marginalmente, limitandomi alla visione di anime e di cinema non animato, alla lettura di alcuni manga e, solo sporadicamente, alla frequentazione di mostre.

L’analisi della vita, delle opere e della poetica di Yayoi Kusama meritava secondo Fabriano un intero capitolo, per la precisione il secondo: egli la riteneva dunque come un caposaldo dell’arte giapponese del Novecento e anche una delle voci più importanti del panorama artistico mondiale di questo scorcio del XXI secolo.

Il caso ha voluto che, proprio nel mentre mi davo alla lettura del libro di Fabbri, a Milano – presso il Padiglione d’Arte Contemporanea (PAC) dal 28 novembre 2009 al 14 febbraio 2010 – fosse inaugurata una mostra su questa enorme artista, evento finale dell’anno dedicato dal capoluogo lombardo all’arte e alla cultura giapponesi. Inevitabilmente, ho visitato la mostra, ho acquistato il catalogo (Federico Motta Editore), l’ho letto, ho cercato altri approfondimenti che la riguardassero, ho riflettuto sulla sua opera. Questo il frutto e la sintesi dei miei pensieri. Continua a leggere »

Genova, Genova, così mi piaci!

Pubblicato il 25 giugno 2010 da Francesco Morena

Genova è per me una città dal fascino irresistibile. Avventurarsi tra i suoi vicoli (meglio di giorno, mi hanno consigliato…) prospicienti il porto è un’esperienza di colori, suoni e profumi. I caffè e un’infinità di altre bottegucce sono aperti per accogliere, in una mattina tardo primaverile, una goccia di umanità.

I visitatori non mancano ma la città e la sua gente non ne vengono sopraffatti: Genova regge l’urto del turismo ‘mordi-e-fuggi’ che ormai fagocita gran parte delle città d’arte italiane, spersonalizzando impietosamente la natura dei luoghi e il carattere degli abitanti. Nonostante la presenza dell’Acquario che, a due passi dall’intrico di straduzze, richiama folle di automi disposti a file interminabili per ammirare la bestia nel secchio. Continua a leggere »

“Omote. Le maschere del Teatro Nō” in mostra a Torino

Pubblicato il 13 giugno 2010 da Francesco Morena

A Torino il Giappone, la sua cultura e le sue arti attraggono senz’altro un numero sempre crescente di estimatori. Il culmine di questa attenzione dei piemontesi per l’Oriente è stato raggiunto nell’autunno del 2008, con l’apertura di quello straordinario spazio espositivo che è il MAO (Museo di Arte Orientale), un vero e proprio tempio dell’arte dell’Asia in Italia, del quale spero in futuro di avere occasione di scrivere in questa sede.
Di arte e di cultura giapponese, inoltre, si occupa a Torino, da più di trent’anni, la scuola Yoshin Ryu, all’iniziativa della quale si deve l’organizzazione nel recente passato di alcuni eventi molto interessanti.
L’ultimo in ordine di tempo, tenutosi nell’affascinante cornice di Palazzo Barolo tra il 14 novembre e il 20 dicembre 2009, ha riguardato un aspetto della civiltà giapponese non certo trascurabile, ovvero il teatro Nō. La mostra, intitolata “Omote. Le maschere del teatro Nō”, proponeva una selezione di maschere realizzate dal maestro Nomura Ran, residente a Hiroshima e guida di una rinomata scuola di intaglio tradizionale che tuttora produce maschere per i migliori attori del paese. L’evento costituiva il terzo episodio di una rassegna (“Giappone. Lo spirito nella forma”) che nel 2007-2008 aveva avuto come tema “Ceramiche e bonsai” e nel tardo 2008 la calligrafia (“Shodo”). Continua a leggere »

I dipinti di Kiyohara Tama e la collezione di Vincenzo Ragusa al Museo Pigorini di Roma

Pubblicato il 2 giugno 2010 da Francesco Morena

“… [illustrare] etnograficamente la specie, l’uso, le fabbriche, gli artisti, delle varie ed elette produzioni Orientali, opera indispensabile che potrà illuminare e facilitare gli studiosi delle arti e delle industrie cinesi e giapponesi.”.
Così scriveva Vincenzo Ragusa (1841-1927) in una lettera del 1916 a Pasquale Grippo, allora Ministro della Pubblica Istruzione, per promuovere il suo progetto di pubblicazione di un catalogo delle opere di arte giapponese della sua collezione, nello stesso anno in cui si concludeva finalmente la travagliatissima vicenda della vendita della raccolta al Museo Etnografico Pigorini di Roma. Continua a leggere »

Aste di primavera. 4. Genova, San Giorgio, 19 giugno. Giappone

Pubblicato il 20 maggio 2010 da Francesco Morena

Nell’ambito dell’asta di arte orientale organizzata dalla San Giorgio per il 19 giugno prossimo, la sezione di arte giapponese consta di 85 lotti, molti dei quali di notevole interesse.
Si tratta di oggetti di diverso genere, tra mobili, lacche, bronzi, smalti, sculture in vari materiali, ceramiche, porcellane, dipinti, stampe, inrō, netsuke e okimono, per lo più databili ai periodi Edo (1615-1868) e Meiji (1868-1912).
Meiji (letteralmente “Governo Illuminato”) è il nome che l’Imperatore Matsuhito diede al suo regno. Dopo numerosi secoli di governi militari in cui i suoi antenati non avevano svolto alcuna funzione politica, Matsuhito fu il primo imperatore restaurato e legittimato nei suoi pieni poteri di guida della nazione.

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Aste di primavera. 3. Genova, San Giorgio, 19 giugno. Cina

Pubblicato il 17 maggio 2010 da Francesco Morena

L’ultima asta di questa sessione primaverile alla quale voglio dedicare una riflessione è quella che si terrà a Genova, presso la Casa San Giorgio, il 19 giugno prossimo.
Pur tralasciando gli oggetti di manifattura indiana e del Sud-Est asiatico, poichè la quantità di oggetti di arte orientale che saranno battuti in quell’occasione è davvero notevole, preferisco suddividere la discussione in due parti. In questa prima mi occuperò dei manufatti cinesi, nella successiva di quelli giapponesi.
Dunque, la sezione cinese – nella quale sono inseriti anche alcuni manufatti tibetani – comprende ben 376 lotti, con oggetti di varia natura, materiali ed epoche: ceramiche, porcellane, bronzi e altri metalli, mobili, smalti, giade, avori, snuff bottles, lacche, sculture lapidee e pittura su vari supporti, dal Neolitico al XX secolo. Anche in questo caso, quindi, come negli altri articoli che ho dedicato alle aste, dovrò per forza maggiore selezionare un numero esiguo di pezzi, tra quelli che mi hanno maggiormente colpito.

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Aste di primavera. 2. Firenze, Pandolfini, 19 maggio

Pubblicato il 10 maggio 2010 da Francesco Morena

In questa seconda parte della mia riflessione sulle tre aste italiane in cui si propongono oggetti artistici orientali, che si terranno in questo finale di primavera 2010, mi concentrerò su quella organizzata da Pandolfini per il 19 maggio.

Inizio col dire che si tratta sicuramente di una buona selezione di oggetti di vario tipo, di area asiatica e anche di manifattura africana. Saranno battuti esemplari di arte tibetana, o più genericamente di area himalayana, e del Sud-est asiatico, oltre ad un nutrito gruppo di oggetti cinesi e giapponesi.

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Aste di primavera. 1. Roma, Babuino, 10 maggio

Pubblicato il 5 maggio 2010 da Francesco Morena

Una serie di eventi accaduti recentissimamente, strettamente concatenati l’uno all’altro, mi impone di riprendere un argomento che avevo trattato in uno degli articoli precedenti, per la precisione quello intitolato Arte cinese e giapponese in asta a Firenze.
In quell’occasione proponevo alcune riflessioni sul ruolo che ha l’arte estremo-orientale in Italia, sia nell’ambito delle istituzioni museali, sia in quello del mercato antiquariale, e il rapporto che questi campi hanno con il pubblico, visitatori e collezionisti.

La sintesi di quella riflessione era che l’Italia possa essere considerata la ‘Cenerentola’ tra i paesi che hanno un qualche interesse per quegli argomenti culturali; tuttavia, qualcosa negli ultimi anni sta accadendo, così avvertivo, tra l’organizzazione di mostre di sempre più alto livello e la proposta di un certo numero di eventi commerciali che hanno come tema l’arte dell’Asia.

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Il “Rotolo dei cervi”, un capolavoro restituito

Pubblicato il 19 aprile 2010 da Francesco Morena

Il cosiddetto “Rotolo dei cervi” è un rinomato capolavoro dell’arte giapponese di tutti i tempi. Fu realizzato nel secondo decennio del XVII secolo circa, da una formidabile coppia di artisti: Hon’ami Kōetsu (1558-1637) e Tawaraya Sōtatsu (?-1640 circa). Il primo, Kōetsu, è stato uno dei maggiori artisti giapponesi del suo tempo. Nato in una famiglia di politori di spade da molte generazioni al servizio dei potenti del paese, Kōetsu ben presto mise a frutto la sua sensibilità artistica in diversi altri campi.

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Irezumi. L’arte del tatuaggio in Giappone

Pubblicato il 29 marzo 2010 da Marta Cherubini

La parola Tatuaggio viene espressa in giapponese con il termine irezumi (composto da iru, che significa “inserire, mettere dentro” e sumi, “inchiostro indiano”) e come suo sinonimo horimono (horu “incidere, scolpire, pungere” e mono “oggetto, cosa”, utilizzato come nominalizzazione).

Trascorse molto tempo prima che i due termini venissero a coincidere in significato, poiché fino alla seconda metà del secolo XVII irezumi erano i tatuaggi applicati ai criminali, mentre horimono era termine riservato per i tatuaggi di tipo figurativo applicati su basi di libera volontà del tatuato.

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